Sezione B

Classe 2^

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Sulla scia nera della Rivoluzione industriale

Scritto da Failla Alessandra. Postato in Classe 2B

Nell'affrontare gli avvenimenti che determinarono il fenomeno dell'industrializzazione in Inghilterra prima e nel resto d'Europa poi, non ho potuto fare a meno di osservare come l'impatto ambientale, ieri come oggi, abbia avuto un ruolo fondamentale non solo nel mutamento, in negativo del paesaggio, ma soprattutto nella vita delle famiglie costrette a vivere a stretto contatto con le industrie. Industrie che davano e danno il “pane” alle famiglie, ma che le distruggono, causandone malattie mortali. Ecco perché vorrei che anche voi, che siete il futuro del nostro Paese, vi interrogaste sul diritto al lavoro sancito dalla nostra Costituzione all'articolo 4, che non può essere in contrasto con il diritto alla salute e alla vita.

E' impossibile quindi non riflettere sugli avvenimenti che temporalmente ci sono più vicini. Mi riferisco alle tante discussioni che in questi mesi ci sono sollevate in merito alla chiusura dell' ILVA di Taranto, una delle più importanti acciaierie italiane che però detiene un triste primato circa le morti dei cittadini tarantini, operai e non, che vivono o hanno vissuto a stretto contatto con questa industria. 

Vi propongo quindi di leggere degli stralci tratti da tre opere dello scrittore Charles Dickens che ci danno la possibilità di immaginare quale dovevano essere le condizioni di  vita  nell'Inghilterra dell' 800, poi  un articolo sull' Ilva di Taranto e infine delle immagini attraverso le quali credo possiate vedere come le fabbriche abbiamo profondamente modificato il paesaggio  e come nel corso dei secoli nulla si sia fatto per evitare questo scempio.

Consegna: leggi  i brani di C. Dickens, rintraccia all'interno dei testi (e poi riporta nel quaderno di storia) gli elementi che ci permettono di ricostruire come erano fatte le città nel 1800 e le condizioni di vita delle persone. Leggi l'articolo sull'Ilva di Taranto esprimendo per iscritto un tuo personale commento su questo delicato argomento.

Le miserie di Londra (Charles Dickens)

Le avventure di Oliver Twist, 8 ( 1838) 

Non aveva mai visto un luogo più sudicio e più miserabile; la strada era strettissima e piena di fango e l’aria era impregnata di effluvi disgustosi. Vi era una quantità di bottegucce, ma l’unica merce in vendita sembrava consistere in mucchi di ragazzi che, anche in quell’ora serale, facevano il chiasso fuori dalle porte o strepitavano negli interni. I soli luoghi che sembrassero prosperare in quella generale miseria erano le osterie, dove irlandesi della più bassa estrazione litigavano a più non posso. Passaggi coperti e cortili qua e là si diramavano dalla strada principale mostravano gruppetti di case, dove uomini e donne ubriachi si avvoltolavano letteralmente nella sporcizia.[…]

Nebbia a Londra (Charles Dickens)

Casa desolata, I ( 1852-1854)

Nebbia ovunque. Nebbia su per il fiume,

che fluisce tra isolette e prati verdi; nebbia

giù per il fiume che scorre insudiciato tra

le  file  di  navi  e  le  sozzure che giungono

alla  riva  di  una  grande  (e sporca)  città.

Nebbia sulle paludi dell’Essex, nebbia sulle

alture del Kent. Nebbia che si insinua  nelle

cambuse  dei  brigantini  di carbone; nebbia

spersa  sui  cantieri  e  librata  nel sartiame

dei  grandi  bastimenti; nebbia sospesa sulle

falchette  dei  barconi  e  dei piccoli battelli.

Nebbia   negli   occhi   e   nella   gola  dei

decrepiti   pensionati   di   Greenwich  che

respirano  a stento  accanto ai focolari delle

loro camerate  […]

Il trionfo dei fatti (Charles Dichens)

Tempi difficili, I, 5 e 10 ( 1854)

Coketown era il trionfo dei fatti. Era una città di mattoni rossi o, meglio, di mattoni che sarebbero stati rossi, se fumo e cenere lo avessero consentito. [… ] Una città piena di macchinari e di alte ciminiere dalle quali uscivano, snodandosi ininterrottamente, senza mai svoltarsi del tutto, interminabili serpenti di fumo. C’era un canal nero e c’era un fiume violaceo per le tinture maleodoranti che si riversavano; c’erano vasti agglomerati di edifici pieni di finestre che tintinnavano e tremavano tutto il giorno; a Coketown gli stantuffi delle macchine a vapore si alzavano e si abbassavano con moto regolare e incessante come la testa di un elefante in preda a una folle malinconia, c’erano tante strade larghe, tutte uguali fra loro, e tante strade strette ancora più uguali tra loro […]

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